L’occidente verso la III guerra mondiale?

 

 

BARI

LUNEDÌ 3 GIUGNO - ORE 18:30

c/o Marx21, II str. Priv. Borrelli 32 (citofono 51)

ASSEMBLEA APERTA SUL TEMA

 

1.     L’Occidente verso la III guerra mondiale.

2.     È necessario e urgente rilanciare in modo unitario il movimento contro la guerra.

3.     Può il voto europeo dare un segnale in controtendenza?

4.     Programmazione delle attività del Comitato articolo 11

 

 

1.

L’Occidente si muove a grandi passi verso l’intervento diretto contro la Russia, verso la III guerra mondiale. Come fermare la corsa al precipizio?

Sono sempre più frequenti azioni e dichiarazioni dei leader occidentali in direzione dell’escalation nella guerra contro la Russia. Dagli stanziamenti di enormi risorse di USA e UE per armare Kiev, alla proposta di Macron e di diversi altri leader della UE di inviare direttamente truppe NATO sul campo di battaglia, dalla richiesta del segretario NATO Stoltenberg, subito rilanciata dal rappresentante della politica estera UE Borrell e accolta da Macron e Scholz e Biden, di usare senza restrizioni ufficiali le armi fornite all’Ucraina dai paesi NATO per colpire in profondità il territorio russo (come già accade ‘informalmente’: l'attacco ucraino al radar Voronezh-M del sistema di allertamento strategico russo ha temporaneamente compromesso la capacità di individuare minacce nucleari in arrivo, aumentando ulteriormente il rischio di un'escalation che potrebbe portare a un conflitto nucleare; cfr. qui gli articoli di PeaceLink e Andrea Zhok) ai discorsi di capi di stato e di governo che chiamano a raccolta l’Europa nella guerra contro le autocrazie (leggi Russia) come fu contro la Germania nazista nella II guerra mondiale.

La grande maggioranza dei media condivide questa falsa e distorta narrazione della guerra ucraina e sostiene l’escalation della guerra contro la Russia. La situazione si aggrava di giorno in giorno. Quel “mai più” pronunciato all’indomani della fine della II guerra mondiale è stato sostituito dall’accettazione della possibilità della guerra grande. Ormai non è un tabù parlare di III guerra mondiale nell’era atomica, non più come “guerra a pezzi”, come dice da un decennio papa Francesco, ma guerra totale, della NATO-Occidente contro la Russia.

 

Contemporaneamente, lo stato di Israele, fondato sull’ideologia sionista (con lo slogan ingannatore di “Una terra senza popolo per un popolo senza terra”), sulla pulizia etnica e il “genocidio incrementale” della popolazione palestinese (cfr. lo storico I. Pappé) sta attuando da 8 mesi un violentissimo attacco di carattere genocida (cfr. il procedimento della Corte internazionale di Giustizia dell’Aia avviato dal SudAfrica) per “liberare” la Striscia di Gaza da ogni presenza palestinese (attraverso un mix di eliminazione fisica diretta con le armi – quasi 40.000 morti, 100.000 feriti – la distruzione di case, scuole, ospedali – debilitazione e morte lenta della popolazione con blocco di rifornimenti di cibo, acqua, medicine, dislocazione coatta della popolazione rimasta da una zona all’altra della Striscia e progetti di deportazione definitiva verso altre zone del pianeta, mentre prosegue in Cisgiordania la mattanza dei palestinesi ad opera dei coloni ultraortodossi sostenuti dall’esercito israeliano, e si aggrava l’apartheid e la negazione dei diritti per i palestinesi che vivono nello stato di Israele. Israele è legittimato, sostenuto politicamente, militarmente, economicamente e ideologicamente, dagli USA e dal blocco economico-politico-militare da essi diretto.

Contro l’occupazione coloniale israeliana si è mobilitata e si mobilita, in varie forme e con alterne vicende, la resistenza e la lotta di liberazione del popolo palestinese.

Con l’obiettivo immediato e urgentissimo di fermare il genocidio del popolo palestinese da parte di Israele (da Gaza alla Cisgiordania), di aprire gli accessi (chiusi e controllati da Israele) ai soccorsi umanitari per una popolazione stremata e priva di tutto, e contrastare i piani di deportazione della popolazione di Gaza, si è sviluppato in molti paesi del mondo e in Italia il movimento di solidarietà con la causa palestinese. La “nuova intifada” del movimento degli studenti, dall’Italia agli USA, alla Francia e la campagna BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni); le diverse azioni giuridiche sul piano internazionale – a partire da quella del SudAfrica alla corte internazionale di Giustizia – e interno dei singoli Paesi, per incriminare Israele e i suoi massimi dirigenti di genocidio e numerosi altri reati contro il diritto umanitario; la pressione, con manifestazioni, petizioni, leggi di iniziativa popolare, sui propri governi per il riconoscimento dello Stato palestinese e l’accoglimento a pieno diritto di Paese membro dell’ONU, contribuiscono ad isolare politicamente e moralmente, Israele e stanno incrinando il blocco compatto di un Occidente filoisraeliano senza se e senza ma (Spagna, Irlanda, Norvegia hanno riconosciuto lo Stato di Palestina e la Slvenia si accinge a farlo . Le mobilitazioni degli ultimi 8 mesi hanno prodotto alcuni risultati, anche se si è ancora lontanissimi dall’obiettivo immediato di fermare il genocidio, nonché da quello della liberazione nazionale del popolo palestinese.

Occorre che i comitati, i forum, le associazioni continuino la mobilitazione, la denuncia puntuale, precisa, documentata, delle efferatezze dei massacri perpetrati da Israele; occorre che prosegua la pressione politica perché il governo italiano riconosca lo stato palestinese e, soprattutto, modifichi la sua politica filoisraeliana, cessi ogni sostegno militare, politico, ideologico allo stato di Israele.

 

La guerra di Israele contro la resistenza palestinese e la guerra russo-ucraina (in realtà, come è sempre più evidente, di USA-UE-NATO contro la Federazione russa) hanno radici, contesti, storie, motivazioni, modalità specifiche di svolgimento, peculiarità proprie, che non consentono di istituire collegamenti, equiparazioni o confronti complessivi.

Sono però accomunate da un punto nient’affatto secondario: il ruolo e la collocazione in entrambe degli USA e dei Paesi dell’Occidente da essi diretti (non senza crepe o difficoltà, ma in cui gli USA continuano ad essere egemoni). I palestinesi sono oppressi non solo da Israele, ma dagli USA e dai Paesi dell’Occidente che sostengono lo stato sionista. La liberazione palestinese richiede un serio indebolimento del blocco occidentale o il mutamento della sua politica di sostegno a Israele.

Nella guerra ucraina, se si guarda onestamente la cronologia degli eventi, USA-NATO-UE sono i principali responsabili dello scatenamento della guerra e di un’escalation che in una pericolosissima partita a poker rilancia sempre più in alto la posta, fino alla guerra nucleare (come è accaduto con il bombardamento del Radar Voronezh-M del sistema di allertamento strategico russo).

In entrambe le guerre, a Est e Sud-Est, il blocco occidentale è il problema.

 2.

È più che mai necessario sviluppare un ampio movimento di massa, organizzato su parole d’ordine nette e chiare, fuori di ogni ambiguità. Prima di tutto: Fuori l’Italia dalla guerra. NO alla cobelligeranza italiana. Non un soldo, non un soldato per questa guerra della NATO!

Sinora la risposta dei movimenti pacifisti e contro la guerra – tanto in Italia che in Europa – è stata piuttosto debole e frammentaria, favorendo l’egemonia dei guerrafondai e dei sostenitori della NATO. Per il mancato sostegno, se non l’opposizione, di importanti soggetti del movimento pacifista, è fallita lo scorso anno l’iniziativa – alla quale diversi di noi aderirono attivamente – di raccolta delle firme necessarie per il referendum contro l’invio di armi a Kiev.

In Italia, come anche in Europa, l’esperienza degli ultimi anni ha mostrato quanto sia difficile costruire un reale fronte unitario contro la guerra: da un lato, perché è stata introiettata in ampi settori del movimento pacifista la rappresentazione distorta della Federazione russa guidata da Putin come paese autoritario e aggressivo (addirittura assimilato talora alla Germania nazista), e l’idea che la UE legata a doppio filo con la NATO sia la paladina del diritto, democrazia e libertà; dall’altro, per la grande frammentazione delle diverse associazioni e organizzazioni politiche, propense più alla competizione e concorrenza tra loro per affermare il proprio ‘marchio’ che a muoversi con spirito autenticamente unitario per costruire quel fronte unito contro la guerra di cui abbiamo estremamente bisogno.

Occorre cambiare rotta, invertire la tendenza alla frammentazione, lavorare alacremente per sviluppare un ampio movimento contro la guerra. Occorre far uscire la critica della guerra da nicchie relativamente ristrette: come nel 1914 (in un contesto ovviamente molto diverso) ormai il campo si divide tra neutralisti e interventisti.

 3.

Nell’attuale situazione prebellica il voto alle elezioni europee è un appuntamento importante, soprattutto oggi, in cui le questioni internazionali e la guerra sono prioritarie e sovraordinanti le questioni di politica interna. Il parlamento europeo, com’è noto, non ha tutti i poteri di un’assemblea legislativa, ma non va sottovalutato il ruolo di indirizzo ideologico e politico di alcune sue risoluzioni, come fu per la Risoluzione del settembre 2019 che equiparava URSS e Terzo Reich ed è stata funzionale alla preparazione della guerra contro la Russia. Non è indifferente se nel nuovo parlamento europeo vi saranno o meno, e in che misura, voci contro la guerra. Perciò non bisogna disertare questo appuntamento elettorale. L’astensione può segnalare una sfiducia verso le screditate istituzioni della UE, ma non un netto pronunciamento contro la guerra. Oggi l’astensione giova al partito della guerra.

Bisognerebbe fare delle elezioni europee un’occasione per manifestare contro la guerra. Per questo, in primo luogo, va negato il voto ai partiti che sostengono la cobelligeranza italiana, che hanno votato l’invio di armi a Kiev e sostengono von der Leyen nella riconversione bellica dell’industria europea. Si tratta di tutti i partiti che sostengono il governo Meloni, anche se qualcuno di essi, come la Lega di Salvini, prende clamorosamente le distanze dalla richiesta di Stoltenberg di colpire con le armi della NATO il territorio della Russia. (La posizione di Salvini, che ha sempre votato tutti i sostegni militari a Kiev, rivela però quanto l’escalation bellica sia invisa alla base elettorale della Lega, oltre che di ampi strati della popolazione italiana). Si tratta del “principale partito di opposizione”, il PD, che non solo ha sempre votato, in contrasto con il dettato della Costituzione italiana, per l’invio di armi all’Ucraina, ma ha sostenuto ideologicamente la necessità della guerra a oltranza alla Russia delineata nel 2022 da Mario Draghi. Il PD è stato sinora il più convinto partito della guerra alla Russia. Esso ha tradito e tradisce i sentimenti pacifisti di una parte del suo elettorato.

Potremo orientare il nostro voto verso i candidati chiaramente schierati contro la guerra nelle formazioni politiche presenti nelle 5 circoscrizioni elettorali che hanno votato contro l’invio di armi (AVS, M5S) o si sono di recente costituite per sostenere esplicitamente e senza ambiguità le ragioni della pace, come la lista “Pace Terra Dignità” promossa da Michele Santoro e Raniero La Valle.

La presenza nel parlamento europeo di deputati contro la guerra può costituire una sponda politica per rilanciare il movimento per la pace.

 4.

Riprendere e intensificare un lavoro capillare e le iniziative di sensibilizzazione contro la guerra: assemblee, conferenze, presidi, sit in, cortei, gazebo, raccolta di adesioni su petizioni contro la guerra...

Il movimento contro la guerra non può e non deve essere relegato a ristrette minoranze, per quanto attive e attente.

L’auspicata presenza nel Parlamento europeo di deputati schierati contro il sostegno militare a Kiev può dare voce e sponda politica al movimento della pace. Ma occorre che tale movimento sia ben vivo e presente e diffuso sul territorio. Vanno sostenute e sviluppate tutte le iniziative possibili col più ampio coinvolgimento possibile che converga sull’obiettivo della neutralità italiana: Fuori l’Italia dalla guerra!

 4A.

PROPOSTE:

Dare vita a un gruppo di lavoro (che si incontri con regolarità) per

- un ‘Osservatorio permanente sulle guerre’ (fronte Est: Russia; fronte Sud: Palestina)

- promuovere e coordinare le iniziative che possano portare a strati sempre più ampi della popolazione la critica della guerra e la richiesta della neutralità italiana.

- Lavorare per uno sciopero generale contro la partecipazione italiana alla guerra (cfr. in allegato l’articolo di Paolo Ferrero sul Fatto Quotidiano)

 

 Per il comitato Articolo 11 – L’Italia ripudia la guerra

Andrea Catone

Chi non può partecipare in presenza può richiedere il link (entro le ore 18:00 di lunedì 3 giugno) a: info@marx21books.com